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La redazione di Lucy

La biblioteca di Protezione Civile

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ambiente Cultura letteratura

Saggi, romanzi, fumetti e poesie: cento titoli che parlano di rischi naturali e antropici, di previsione ed emergenze, oltre i tradizionali confini del sapere tecnico-scientifico.

Come si raccontano i rischi naturali e antropici, la previsione, la prevenzione e le emergenze, andando oltre i tradizionali confini del sapere tecnico-scientifico? È questa la sfida di eQuiLIBRI, il nuovo progetto del Dipartimento della Protezione Civile: la costruzione di una biblioteca tematica, aperta e partecipata, che tiene in equilibrio linguaggi e generi letterari diversi, dal saggio al romanzo, dal fumetto alla poesia.

Tematica perché le riflessioni e le storie che raccoglie raccontano tutte, in modo diverso, qualcosa del variegato mondo della protezione civile. Aperta perché abbraccia sguardi differenti. Partecipata perché potrà essere ampliata dai vostri consigli.

Anche la redazione di Lucy ha dato una mano alla costruzione di eQuiLIBRI, suggerendo una lista di più di cento titoli.

Nei giorni del Salone del Libro di Torino, allo stand del Dipartimento della Protezione Civile, nella Sala Oval, troverete una prima selezione di questa biblioteca, e altri consigli di lettura.

E poi, insieme, Protezione Civile e Lucy, racconteremo alcuni di questi libri invitando autrici e autori che li hanno scritti o tradotti.

Qui sotto, intanto, ve li raccontiamo, e ve ne facciamo ascoltare qualche pagina.

IL CIGNO NERO

Il cigno nero, Nassim Nicholas Taleb, 2007

Prima della scoperta dell’Australia gli abitanti del Vecchio Mondo credevano che tutti i cigni fossero bianchi: una convinzione inconfutabile che sembrava pienamente confermata dai milioni di cigni bianchi avvistati. La visione del primo cigno nero fu stato uno shock; ma non è questo il punto del libro di Taleb. Al centro del saggio – un classico, ormai, sui temi dell’incertezza e dell’imprevedibilità – sta l’idea che una conoscenza basata sull’esperienza pregressa è una conoscenza fallace, che ci rende fragili al cospetto dell’infinità di eventi, rari o meno rari, che possono verificarsi.

L’invenzione della natura, Andrea Wulf, 2017

Un viaggio nella vita di Alexander von Humboldt, naturalista, esploratore, geografo e botanico tedesco vissuto tra il 1769 e il 1859. Definito dai suoi contemporanei “l’uomo più famoso del mondo dopo Napoleone”, Humboldt è oggi poco ricordato, nonostante portino il suo nome piante, animali, un ghiacciaio, una catena montuosa, un cratere sulla Luna… La scrittrice Andrea Wulf ne riscopre l’avventurosa esistenza e il pensiero rivoluzionario.  

Underland, Robert Macfarlane, 2020

Che relazione c’è fra l’anima degli uomini e quella della Terra? Robert Macfarlane prova a scoprirlo attraverso questo libro che è stato definito una “speleologia della realtà”, ovvero un’indagine sotto la superficie del pianeta, intesa come chiave per comprendere il passato e, al contempo, predire il futuro. 

Saggi sul paesaggio, Georg Simmel, 2006

Una raccolta di quattro saggi che si pongono la stessa domanda: cos’è il paesaggio, e cos’è la natura? Per natura, spiega Simmel, si intende l’infinita connessione delle cose, dinamica e durevole. Il paesaggio, invece, è un istante di questo infinito, cioè l’unico e l’ultimo modo per avvicinarci davvero all’anima della Terra, da cui la modernità ci ha drasticamente allontanato.

L’ordine nascosto, Merlin Sheldrake, 2020

I veri padroni della Terra? I funghi. “Sono ovunque, ma è facile non notarli. Sono dentro e fuori di noi. Anche mentre leggete questo libro, stanno modificando il flusso della vita, come fanno da milioni di anni”. A spiegarci perché è Merlin Sheldrake, biologo e divulgatore britannico, attraverso questo saggio che è anche un libro d’avventura, tra gli sciamani dell’Amazzonia, i cercatori di tartufi in Piemonte, gli esponenti della Controcultura degli anni ‘60 e la “wood wide web”, la rete sotterranea che collega gli alberi.

Un mondo immenso, Ed Yong, 2023

Sull’arca di Noè, ogni creatura occupava lo stesso spazio vivendo esperienze sensoriali diverse. “La Terra brulica di paesaggi e consistenze, di suoni e vibrazioni, di odori e sapori, di campi elettrici e magnetici. Ma ogni animale può attingere soltanto a una minima parte della ricchezza del reale. Ciascuno è racchiuso all’interno della propria bolla sensoriale, che gli permette di percepire solo una minuscola scheggia di questo mondo immenso”. Ed Yong, vincitore del premio Pulitzer nel 2021 per i suoi articoli sulla pandemia di Covid-19, abbatte ogni barriera provando a descrivere come “sentono” le creature terrestri, in questo libro pieno di curiosità e meraviglia.

Mezzanotte e cinque a Bhopal, Dominique Lapierre e Javier Moro, 2001

Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, la città indiana di Bhopal fu avvolta da una nube di gas tossico, fuoriuscita da una fabbrica americana di pesticidi. Fu la più grande catastrofe industriale della storia, con un numero imprecisato di vittime – tra le sedici e le trentamila – e oltre cinquecentomila feriti. Lapierre e Moro raccontano le disparità che feriscono l’India attraverso l’escalation che ha condotto alla tragedia.

Donnarumma all’assalto, Ottiero Ottieri,1959

Negli anni Cinquanta, uno psicologo è incaricato di selezionare il personale di una grande azienda, sottoponendo i candidati a dei test psicoattitudinali. Si troverà al centro delle tensioni fra la dirigenza (del Nord) e i lavoratori (del Sud), e quindi fra capitalismo e classe operaia. Un romanzo attualissimo, che pone ai lettori di oggi la stessa domanda dirompente di quando fu scritto, nel 1959: l’industria e il profitto tengono ancora conto della natura dell’uomo, e delle sue esigenze?

Ferito a morte, Raffaele La Capria, 1961

Viviamo in una città che ti ferisce a morte o t’addormenta, o tutte e due le cose”. Napoli è la più bella città del mondo? Possibile. Ferito a morte è il più bel romanzo del Novecento italiano? Sì, secondo molti. Di sicuro poche cose sono vivide, complesse e viscerali come Napoli. Fra queste, la prosa e l’immaginario di Raffaele La Capria.

Trilogia atomica, Carlo Cassola, 1982

Tre brevi romanzi scritti fra il 1978 e il 1982, in cui Cassola prova a dimostrare la logicità della causa pacifista, dando voce agli animali e alla Terra stessa all’indomani di un’apocalisse nucleare. Un monito appassionato che non ha smesso di indicare i timori della nostra società, mutati nella forma ma non nella sostanza.

Cent’anni di solitudine, Gabriel García Márquez, 1967

Siamo quasi indistinguibili da chi è venuto prima di noi, e insieme occupiamo gli stessi spazi, senza tempo, sulla Terra che ci sopravvive sempre. La Colombia magica e tumultuosa che è valsa il Nobel Gabriel García Márquez, con un finale “apocalittico” tra i più belli e dolorosi della storia della letteratura.

Bambini bonsai, Paolo Zanotti, 2012

In una Genova futura stravolta dai cambiamenti climatici, dove il caldo ferocissimo si alterna a diluvi catastrofici, i bambini vengono incubati in “secchi” pieni d’acqua per proteggerli dal sole. Tutto intorno, gli animali sono estinti e la natura esiste solo sotto forma di programmi che ne rievocano i profumi, i rumori, le atmosfere. Ma un giorno Pepe esce dalla sua moderna incubatrice e va comunque alla scoperta delle bellezze del mondo – anche se sembra non ce ne siano più.

Il mare non bagna Napoli, Anna Maria Ortese, 1953

Una raccolta che comprende i cinque testi più famosi della produzione di Ortese: due racconti di finzione e tre reportage, di cui uno dal taglio autobiografico. Tutti ambientati nella Napoli del dopoguerra – in cui regna, scrive Ortese, una “miseria senza più forma, silenziosa come un ragno” – e dal senso di spaesamento che prova la piccola Eugenia nel racconto d’apertura, non appena inforca gli occhiali per la prima volta: la realtà circostante è a volte così vivida da risultarci insopportabile.

Le canzoni dell’aglio, Mo Yan,1988

I contadini del paese immaginario di Tiantang (che in cinese significa Paradiso) si ribellano al Partito e a una disastrosa pianificazione agricola che li ha ridotti alla fame. Tra loro, gli innamorati Gao Ma e Jinju, ribelli fra i ribelli: si amano, ma lei è già stata promessa in sposa per un matrimonio combinato. Il passo epico del Premio Nobel Mo Yan per una storia in cui natura e sentimento gridano vendetta contro l’ottusità del potere.

Ingegneri di anime, Frank Westerman, 2020

Un reportage che indaga il ruolo della letteratura comunista nel celebrare le colossali opere idraulico-ingegneristiche volute da Stalin sul territorio sovietico: deviazioni di alvei fluviali, migliaia di chilometri di canali, impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare… “Compito degli scrittori è documentare la costruzione del paese, che sfoghino il loro lirismo nei tunnel della metropolitana, nelle gallerie delle miniere e nelle fonderie”. Frank Westerman, giornalista d’inchiesta, si confronta con una doppia violenza del potere assoluto: quella sul territorio e quella nelle anime degli artisti.

Dissipatio H. G., Guido Morselli, 1977

Terminato da Morselli nel 1973, poco prima di togliersi la vita, e pubblicato quattro anni dopo, nel 1977, Dissipatio H. G. racconta l’indomani di un’apocalisse. L’umanità sembra evaporata, dissipata, e l’unico sopravvissuto si aggira per la città di Crisopoli (parallelo letterario di Zurigo) osservandone la desolazione. Vuote le strade, vuoto il Grande Emporio, vuoto il Mercato dei Mercati; restano solo gli edifici e gli oggetti, unici veri sepolcri di una società capitalista.

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Le otto montagne, Paolo Cognetti, 2016

Tra le cose che amiamo, le più solide e imponenti sono quelle che dovremmo tutelare maggiormente, nonostante la loro apparenza incrollabile. Vale per le montagne, come per una grande amicizia. Un classico contemporaneo, vincitore del Premio Strega nel 2017 e tradotto in circa 40 lingue. “Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”.

Missitalia, Claudia Durastanti, 2024

Una Basilicata che sembra l’America – due coste, due parchi nazionali, le zone desertiche, i calanchi, persino il petrolio – e tre donne che la percorrono senza mai incontrarsi, perché lontane nel tempo. Missitalia racconta le loro storie ricordando che il nostro passaggio sulla Terra come individui avrà una ricaduta collettiva: tutti i gesti che compiamo superficialmente credendoli irrilevanti atterreranno lontanissimo, magari sulla Luna.

Ohio, Stephen Markley, 2020

Quattro protagonisti disperati, e una nazione violenta e addolorata in cui nessuno riesce più a riconoscersi. Ohio racconta gli Stati Uniti degli ultimi vent’anni, fra guerra, droghe, solitudine e conformismo, col ritmo di un thriller e la profondità dei grandi classici.

Il grande mare dei sargassi, Jean Rhys, 1966

Un libro che dialoga in chiave anti-colonialista con Jane Eyre di Charlotte Brontë. In particolare, attraverso il mistero di un personaggio che in Brontë era marginale e tragico: chi è stata, prima di impazzire ed essere rinchiusa in un sottotetto, Bertha Antoinetta Mason, la prima moglie del signor Rochester? Jean Rhys, con questo romanzo appassionato, intende offrire una risposta, restituendo a Bartha Antoinetta dignità e libertà.

Il cardellino, Donna Tartt, 2013

Avventure e autodistruzione del newyorkese Theo Decker, che da bambino è sopravvissuto a un attentato terroristico in cui ha perso sua madre. Prima adottato da una famiglia ricchissima, poi ricongiuntosi col padre a Las Vegas, infine rientrato a New York quasi adulto, Theo ha un solo affetto stabile capace di lenire i suoi traumi: un dipinto preziosissimo di Carel Fabritius, entrato in suo possesso proprio il giorno della morte della madre. Premio Pulitzer nel 2014, un romanzo monumentale che “aggiorna” Dickens, mescolandolo col thriller.

LA TRAGEDIA DEL VAJONT – Marco Armiero

La tragedia del Vajont, Marco Armiero, 2023

Il 9 ottobre 1963, una frana precipitata nel bacino del Vajont, in Friuli-Venezia Giulia, causò un’onda d’acqua e fango che uccise duemila persone. Armiero ragiona su uno dei più gravi disastri ambientali di origine antropica, intrecciando il rapporto tra scienza e potere, i costi nascosti della modernizzazione e la costruzione della memoria collettiva.

Un paese, Paul Strand e Cesare Zavattini,1955

L’incontro fra un grande fotografo modernista e uno dei padri del neorealismo: ne risulta una pietra miliare della “letteratura per immagini”, che immortala il passato della tradizione contadina, in particolare di Luzzara e della Pianura Padana, aprendo al contempo nuovi orizzonti narrativi e artistici. Qui, oltre a due grandi menti, si incontrano due tempi: passato e futuro.

I minatori della maremma, Luciano Bianciardi e Carlo Cassola, 1956

“L’avevamo detto tante volte che doveva succedere, ed è successo”. Scritto nel 1956, I minatori della maremma racconta l’esplosione del pozzo di Ribolla, in cui persero la vita quarantatré lavoratori. L’inchiesta di Bianciardi e Cassola, già avviata prima della tragedia, diventa in corsa qualcosa a metà fra l’orazione funebre e l’atto d’accusa, che nel denunciare lo sfruttamento conserva ancora oggi intatta la sua urgenza.

Groppi d’amore nella scuraglia, Tiziano Scarpa, 2005

Un poemetto scritto in una lingua inventata, quella di un paese dell’Italia centromeridionale che sta per diventare una discarica. Gli abitanti si oppongono, ma il sindaco trova un alleato in di Scatorchio, che lo sostiene per fare un dispetto al suo rivale in amore. Tiziano Scarpa gioca col sublime alternando altissimo e bassissimo, amore e spazzatura, materialismo estremo e spiritualità, e mettendo lo smaltimento dei rifiuti e la tutela dell’ambiente al centro di una piccola, esilarante epica contemporanea. 

Viaggio al Congo, André Gide, 1927

Il resoconto di un viaggio che Gide compie tra il 1925 e il 1926, permeato dall’urgenza di denunciare i soprusi e lo sfruttamento compiuti dai colonizzatori e dai loro concessionari ai danni della popolazione locale. Un po’ erede di Cuore di tenebra di Joseph Conrad, un po’ diario di viaggio e un po’ bussola per orientarsi nella spietatezza del colonialismo, Viaggio al Congo offre, da un lato, lo stupore per il confronto con un’altra cultura e un’altra natura, e dall’altro il desiderio di contribuire a tutelarle.

Gli uccelli, Daphne Du Maurier, 1997

Questo dittico comprende due racconti accomunati dalla stessa atmosfera di profonda inquietudine. Nel primo, che dà il titolo al libro e da cui Alfred Hitchcock trasse nel 1963 il film omonimo, gli uccelli diventano insolitamente aggressivi in tutta l’Inghilterra. Nel secondo, Le lenti azzurre, la vista di una donna vede fenomeni inspiegabili dopo un intervento agli occhi. Entrambi i racconti si soffermano sull’attesa della tragedia, in un caso collettiva, nell’altro privata. Ma c’è davvero differenza?

Lo sterro, Andrej Platonov, 2022

Scritto e ambientato nel 1929, e pubblicato in URSS soltanto nel 1987, Lo sterro è un resoconto metaforico della creazione del Russia sovietica attraverso la collettivizzazione delle campagne. La storia è semplice: una brigata d’assalto è coinvolta nell’operazione di sterro che serve a edificare un’enorme casa comune per il popolo. Ma chi costruisce, spiega Platonov, supera sempre in lungimiranza e profondità chi ha ordinato di costruire. Uno dei punti più alti della letteratura russa del Novecento.

Il ponte sulla Drina, Ivo Andric, 1945

Storia del ponte che, a Visegrád, in Bosnia ed Erzegovina, costituisce un collegamento fra mondo cristiano e mondo musulmano. Dal giorno del 1516 in cui il futuro Sokollu Mehmed Pasha, attraversando le acque della Drina, sogna di costruirlo, alla sua parziale distruzione durante la prima guerra mondiale. Un romanzo epico, originale per struttura e intensità, con cui il Premio Nobel Ivo Andrić “ha tracciato temi e descritto destini umani tratti dalla storia del proprio Paese”.

La nube purpurea, M.P. Shiel, 1901

Appena raggiunto il Polo Nord per una spedizione, il medico inglese Adam Jeffson scopre che l’umanità intera è stata distrutta da una misteriosa nube purpurea. Rimasto solo, vagherà per il mondo alternando momenti di furia devastatrice al desiderio di lasciare una traccia, l’ultima della Storia. Scritto nel 1901 e considerato uno dei primi esempi di fantascienza apocalittica, La nube purpurea è un romanzo sofisticato e seminale, che rappresenta “quel Futuro che, né più né meno del Passato, fondamentalmente esiste già nel Presente; per quanto noi, come accade col Passato, non lo vediamo”.

Il mondo sommerso, James G. Ballard, 1962

Già nel 1962, molti anni prima che fosse un’emergenza acclarata, Ballard immaginava le conseguenze catastrofiche del surriscaldamento globale. In questo romanzo, uno scienziato è incaricato di perlustrare le città sommerse, ex metropoli diventate lagune e precipitate in un’atmosfera primordiale. “L’albero genealogico dell’umanità si stava sistematicamente potando da solo, risalendo apparentemente alle radici e sarebbe giunto un momento in cui un secondo Adamo e una seconda Eva si sarebbero ritrovati soli in un nuovo Eden”.

La strada, Cormac McCarthy, 2006

Un padre e un figlio, entrambi senza nome, spingono un carrello lungo una strada americana. Nel carrello ci sono le poche cose con cui sperano di sopravvivere ancora un po’ nel nuovo mondo, devastato da un’apocalisse nucleare. Intorno a loro, i pochi esseri umani rimasti sono inferociti, perché non vedono il futuro e vogliono dimenticare il passato. Ma dove si trova, su questa strada fredda, buia e infinita, il fuoco della speranza? Un capolavoro, premiato col Premio Pulitzer nel 2007. 

Accabadora, Michela Murgia, 2009

La Sardegna degli anni Cinquanta fa da sfondo all’incontro di due solitudini: quella di Maria Listru, figlia indesiderata, e di Tzia Bonaria Urrai, che la crescerà come sua. “Tutt’a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fill’e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia”. Tradotto in moltissime lingue, vincitore fra gli altri del Premio Campiello nel 2010, Accabadora ha consentito a Michela Murgia di riscrivere il concetto di “gesto d’amore”. 

Acciaio, Silvia Avallone, 2011

Anna e Francesca crescono fra le case popolari di Piombino, all’ombra delle acciaierie. Sono amiche inseparabili, e insieme fanno scudo contro i primi dolori e i primi amori, entrambi sconquassanti. Attraverso il loro sguardo e i loro corpi che cambiano, Avallone racconta l’Italia operaia e le vite di cui si compone, arrabbiate e in tumulto. 

Absolutely Nothing, Giorgio Vasta e Ramak Fazel, 2006

Uno scrittore e un’editrice italiani, insieme a un fotografo iraniano, in viaggio per ottomila km nei deserti americani. Alla ricerca di cosa? Del nulla. O meglio, del peso del nulla, della capacità che ha il vuoto di ospitare le storie, la fantasia, l’immaginazione. “Se anche il viaggio, com’è logico, ha previsto un prima e un dopo, il suo racconto funziona in un altro modo: il tempo si rompe, la linearità si perde, il ricordo si mescola all’oblio, la ricostruzione all’invenzione, il prima e il dopo si fanno relativi”.

Vita, Melania Mazzucco, 2003

È il 1903. Vita e Diamante hanno nove e dodici anni quando sbarcano a New York, partiti da Minturno, nel basso Lazio. Li seguiamo mentre cercano di farsi spazio in una nuova esistenza, sapendo che, con le loro differenze, rappresentano due mondi (Italia e America), due tempi (passato e futuro) ma un unico sentimento: la speranza. 

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, Olga Tokarczuk, 2009

Janina Duszejko è un’insegnante d’inglese che un giorno decide di indagare su una serie di morti sospette avvenute nei dintorni del suo villaggio. Mischiando noir, commedia e filosofia, il premio Nobel Olga Tokarczuk usa il pretesto di un mistero per parlare di altri problemi irrisolti: la violenza contro l’ambiente e sugli animali, l’ingiustizia verso gli emarginati, la follia e le disparità di genere.  

I detective selvaggi, Roberto Bolano,1998

“2 novembre. Sono stato cordialmente invitato a far parte del realismo viscerale. Naturalmente, ho accettato. Non c’è stata cerimonia di iniziazione. Meglio così”. Questo l’incipit di uno dei romanzi più belli, originali e divertenti della storia della letteratura, paragonato a “uno stadio dove la gente entra ed esce in continuazione”. La trama? Un gruppo di fuggiaschi si mette sulle tracce di una poetessa scomparsa. Ma il ritrovamento è, in fondo, irrilevante, perché ciò che conta è non smettere mai di cercare, e di voler raccontare. 

Anna, Niccolò Ammaniti, 2015

Una pandemia letale – che risparmia solo i bambini, almeno fino alla comparsa della pubertà – ha trasformato l’Italia in un inferno, in cui la società è collassata e la natura è impazzita. Poco prima che per lei sia troppo tardi, Anna intraprende un viaggio audace dalla Sicilia alla Calabria per trovare un rifugio e speranza per sé e il suo fratellino Astor. Con maestria, ironia e lungimiranza che lo contraddistinguono, Ammaniti spalanca una finestra sul nostro rapporto con la natura, con il destino e con noi stessi.

Cade la terra, Carmen Pellegrino, 2015

Alento è un borgo condannato all’oblio da una frana ostinata. L’ultima abitante del paese, Estella, ne custodisce memorie, segreti e fantasmi, come fosse un tutt’uno col terreno fragile su cui cammina. Carmen Pellegrino sfrutta l’incombere di un’apocalisse circoscritta e tristemente familiare per trasformare l’abbandono in un’esperienza poetica.

Il sussurro del mondo, Richard Powers, 2018

Patricia Westerford, soprannominata Patty-la-Pianta, sviluppa una passione per gli alberi che la conduce a una scoperta straordinaria: le piante comunicano tra loro mediante un codice segreto. Nel tempo, intorno a lei si intrecciano le storie di nove personaggi destinati a incontrarsi in California, dove una sequoia gigante rischia di essere abbattuta. Premiato col Pulitzer nel 2019, Il sussurro del mondo è un romanzo che celebra il potere della natura e delle storie, “rigoglioso e ramificato come gli alberi di cui racconta”.

La piena. Blackwater, Michael McDowell, 2023

Nel 1919, la cittadina di Perdido, Alabama, è sommersa dalle acque in piena. I Caskey, ricchi proprietari di boschi e segherie, affrontano la catastrofe affidandosi alla matriarca Mary-Love. Ma alla furia della natura si aggiunge il mistero: fra le rovine compare infatti una donna dai capelli rossi, Elinor Dammert, che metterà in discussione tutto ciò che i Caskey conoscevano. Pubblicato la prima volta negli anni Ottanta e riscoperto in Europa nel 2022, La piena è il primo capitolo di una serie in sei volumi di straordinario successo. 

La speculazione edilizia, Italo Calvino, 1958

Nel 1960, nella città della Riviera ligure di ***, il boom economico porta a una spinta eccessiva verso la cementificazione, deturpando il paesaggio. Quinto Anfossi, un intel

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